11

Mille vite diverse [La NON saudade di vivere all'estero]

mercoledì, gennaio 25, 2017

Ieri sera mio marito ha lavorato fino a notte fonda. La gestione dei bambini quando sono sola non è cosa semplice, ma ce la caviamo anche in tre. Mentre facevo il bagno a NF, nel lavandino della cucina come di consueto da mesi ormai, mi sono concessa qualche scatto fotografico. Pochi, per evitare spiacevoli incidenti visto che la mia bambina non sta ferma un attimo ed il marmo è decisamente duro. Sono stati scatti rubati quindi ed il risultato è stato una piccola serie di fotografie dal sapore antico, lo si vede dalla luce fredda - così diversa dai consueti colori caldi - che mi ricorda gli anni '80, all'inizio dei quali io sono nata. Mi ricorda la prima casa dove ho abitato, un appartamento che a mia madre non piaceva proprio e che ci ha visti sempre in tre, prima - e per poco tempo - con mio padre e poi con mia sorella, ma mai tutti e quattro insieme. Mi ricorda l'altro appartamento, quello abitato dal mio babbo e una donna, quello della mia vita parallela di figlia di genitori separati che non esiste più nemmeno nei ricordi, se non come riflesso dell'uomo che per primo ho amato. Mi ricorda la Casa venuta dopo, quella sudata da mia madre e che per me continua ad essere tale nel mondo, piena di vita, personalità, storie e - per molti anni - anche piena di giovani. Amici ed ex che l'hanno frequentata anche quando io ho deciso di trovarne una da sola, all'estero. A Londra per l'esattezza, benché quella fosse più una stanza che altro. Mi ricorda il periodo in cui le notti le passavo nella casa di famiglia di mio marito - all'epoca fidanzato - prima di costruirne una tutta nostra, la nostra prima casa insieme. Un piccolo appartamento con giardino di nuova costruzione, fatto a misura ed in visione di un futuro, sebbene ci abbia visti presenti per un'unica primavera. Quella dopo eravamo già volati oltreoceano, in un appartamento che a ripensarci oggi non ci passerei nemmeno un fine settimana, ma che allora ci parve l'inizio di un qualcosa che poi si è di fatto rivelato grandioso. Ed oggi siamo qui, in una casa che non è ancora quella definitiva - ammesso ne esista una - ma che è così viva e colorata da essere certamente quella perfetta in cui stare. E questa casa ha di bello che possiede una "stanza" esterna che ha come soffitto il cielo limpido, come pavimento sabbia ed erba, la natura come arredo e finestre vista mare. Ma soprattutto questa casa è piena dei miei figli che col loro amore - nonché la loro confusione - riempiono ogni angolo, creando l'atmosfera che una casa deve possedere.




Lasciare la casa dove si è cresciuti è un passo grande, enorme. È un viaggio del quale si possiede il biglietto di andata, ma non quello di ritorno. È un cambiamento che non ha data di scadenza. È la consapevolezza di lasciare frammenti di cuore in giro per il mondo.
Per me il passo più difficile è stato mettere via tutto e per tutto intendo dire quella parte tangibile di vita, cose che sono stati punti di riferimento per tutti gli anni fino a quel momento. Ho chiuso dentro a scatole pezzi di vita che credevo mi avrebbero accompagnato per sempre. I souvenir comprati durante i miei viaggi turistici intorno al mondo, come quelle due statue di dimensioni esagerate comprate a Zanzibar. I soprammobili che dalla mia camera di ragazza erano arrivati nella mia prima casa, come quel posacenere a forma di tubetto di tempera appartenuto a mio padre. I libri che mi avevano tenuto compagnia, di cui non riesco a sceglierne uno e dei quali ognuno possiede svariate sottolineature in lapis per ricordarmi le citazioni migliori... la mia passione. I mobili che con cura avevo scelto, come i comodini o lo sgabello a forma di nano da giardino della Kartell. E ancora il letto, l'armadio, la cucina di cui avevo progettato ogni dettaglio e che oggi sono ad uso di persone che nella mia casa vedono solo un punto di appoggio, quando io la vedevo come un punto di partenza. 
È stato doloroso vendere alcune cose, come il Maggiolino Cabriolet che ha scompigliato i miei lunghi capelli per due lunghe e divertenti estati, di quelle giovani e spensierate che non tornano più. Ma lo scopri dopo, quando sono ormai lontane e tu sei dentro ad un'altra epoca. È stato doloroso chiudere lo studio che avevo montano per svolgere in proprio il mio lavoro, l'agente immobiliare è stata la mia occupazione per anni. Ma soprattutto è stato doloroso dire addio agli affetti, staccarsi dalle persone che rappresentano la vera casa, la propria città, il proprio posto nel mondo. La famiglia d'origine, gli amici di sempre e anche quelli recenti. Le abitudini, come le uscite insieme e le cene e le feste e le chiacchierate. Tutto, è quello che lasci quando te ne vai e le cose cambiano, qualunque tu cosa faccia. Le cose cambiano e non c'è modo di evitarlo. 

Da allora io sono un'altra persona, una donna nuova e anche una mamma, alla fine. Sono anche fortunata, perché io in questo cambiamento ho trovato la mia dimensione e sebbene sia stato difficile inizialmente, col tempo la situazione è diventata chiara e stabile. Questo mondo lontano chiamato Brasile è diventato casa, l'Italia invece - la mia casa d'origine - è rimasta la mia patria, un posto meraviglioso dove tornare in vacanza e non dove abitare. Non per il momento almeno e nemmeno per il futuro che riesco a vedere. 
Si smette di sentirsi stranieri quando non si contano più i giorni che ci dividono dal prossimo ritorno. Quando tornare a casa non sai più se è tornare in patria o nella casa dove si abita, sebbene si trovi all'estero. Quando in quello che ti circonda trovi sicurezza e nessun dubbio, o quasi.


Mi chiedono spesso come sia possibile non sentire la mancanza di casa, abitando ad ottomila chilometri di distanza e la risposta è che quello che d'importante ho lasciato nel mio mondo antico ancora mi appartiene e che quello che ho trovato qui ha un valore che compensa qualunque cosa lasciata indietro. La verità è che continuo a tenere legami con quello che ho voluto tenere, che non mi manca nulla di quello che ho perso, che ho trovato quello che cercavo e non mi interessa trovare quello che non ho.
Oggi va così, con la sensazione di aver vissuto mille vite diverse e di apprezzarle tutte, senza rimpiangerne nessuna.



"Che cos'è quella sensazione quando ci si allontana dalle persone e loro restano sulla pianura finché le si vede appena come macchioline che si disperdono?...È il mondo troppo vasto che ci sovrasta, ed è l'addio. Ma noi puntiamo avanti verso la prossima pazzesca avventura sotto i cieli."

[Jack Kerouac - Sulla strada]

ti potrebbero anche interessare

11 commenti

  1. Come sempre quello che scrivi mi emoziona... E questa volta mi ci ritrovo dentro.. Vivendo anche io "lontana" da casa.. Scrivo lontana tra virgolette perché Monaco di Baviera non e' poi cosi lontana da Venezia.. 😉
    Cmq da quando sto con mio moroso..6 anni..ho già cambiato 5 case..mentre prima avevo vissuto per 26 anni nella stessa casa..con i miei..quella dove loro vivono ancora.. ❤

    Un abbraccio
    Niki

    (I tuoi bimbi sono sempre meravigliosi!)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ogni cambiamento ha effetto su di noi, indipendentemente dal numero di chilometri. Credo che quello più grande sia proprio lasciare la casa dove siamo cresciuto, fatta di certezze e ricordi. Quelle seguenti, a mio avviso, si prendono e si lasciano con meno dolore.
      Un grande abbraccio a te, Niki.

      Elimina
  2. Come cresce la piccola!! Io non posso capire la tua sensazione, perché, purtroppo, non mi sono mai allontanata da casa, ma i tuoi post trasmettono sempre tanta serenità! Non ho mai capito che lavoro fate

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Credo che il bisogno di allontanarsi sia più vivo nell'animo di alcune persone piuttosto che altre. Ci sono persone che amano rimanere attaccate alle proprie radici, altre - come me - che passano la vita cercando di metterle in altri luoghi, spesso lontani.
      Attualmente io e mio marito abbiamo in gestione un condominio di trentasei case :) Magari un giorno ci fatto un post, è un luogo davvero bello.

      Elimina
  3. Non so o non ricordo di dove sei, romana come me?
    Se la casa dove sono cresciuta fosse stata un po' più centrale e meglio collegata, forse ci sarei andata io dopo la morte di mia madre, invece di venderla 13 mesi fa. Non posso dire di esserci stata felice, ma era enorme come piace a me. Ci ho messo 8 mesi per svuotarla e la cosa peggiore era aprire la porta e trovarsi davanti quel corridoio semibuio e muto, pieno di assenza. Non mi è dispiaciuto venderla, ma lasciarla sì, e spesso i miei sogni sono ambientati lì. Ora sono 17 anni che sto in affitto e aspetto di sapere se mi concedono il cambio con un'altra casa (questa pur essendo logisticamente perfetta non ha balconi, l'altra ha il giardino): se me la danno, avrò il mio primo vero trasloco da organizzare e me la faccio sotto al pensiero... ma quelle poche cose che ho preso a casa di mia madre non le mollerò!
    Ma quanto sono beeeeelli i tuoi figli!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono Toscana, di Prato per l'esattezza. Mia mamme e tutta la sua parte di famiglia sono di Roma, città che considero come una seconda casa e che amo molto.
      Mi ha emozionato molto leggere questo tuo racconto, ognuno di noi vive emozioni diverse in relazione al luogo di origine. Più belle o più brutte, ma sempre molto forti. Inutile dire che l'infanzia segna in modo concreto la nostra persona, plasmandoci per il futuro.
      Grazie davvero per avermi scritto. Un abbraccio.

      Elimina
    2. chiedile se conosce la Pisana :) da lì appena sposata sono andata 5 mesi a Monteverde, poi a San Giovanni e se ricambio vado vicino piazza Bologna!

      Elimina
  4. Capisco perfettamente quello che intendi quando dici "Mi chiedono spesso come sia possibile non sentire la mancanza di casa, abitando ad ottomila chilometri di distanza e la risposta è che quello che d'importante ho lasciato nel mio mondo antico ancora mi appartiene e che quello che ho trovato qui ha un valore che compensa qualunque cosa lasciata indietro."
    A 23 anni ho lasciato la mia casa e i miei amici e mi sono trasferita in una città sconosciuta lontana 700km da dove sono nata e cresciuta, con una scuola da frequentare, un lavoro qualunque da trovare per sostenermi, e come punto di riferimento solo il mio allora fidanzato (oggi marito).
    Oggi mi guardo indietro e la mia casa di prima non mi manca più. Certo, a volte sento la mancanza di mio padre e mia madre che vedo poche volte in un anno, ma quello che ho costruito qui compensa perfettamente e anche di più quello che ho lasciato...

    RispondiElimina
  5. <3 ...è l'unico commento possibile per me.

    RispondiElimina
  6. Che bello quello che scrivi. . Anch'io figlia di genitori separati, a vent'anni sono partita per andare a 300 kilometri da casa. ..non sono ottomila, ma a me sembravano tali. ..e quindi un po capisco il tuo racconto di "case" e "patrie"....ex è bello accorgersi che il qui e ora è esattamente dove voglio essere! :)

    RispondiElimina
  7. Al di là del post che come sempre è molto bello, la piccolina è meravigliosa. Ha un viso sorridente e bellissimo!

    RispondiElimina

Translate

I miei post via mail

Like us on Facebook