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SLIDING DOORS [Settimo giorno post Transfer]

giovedì, settembre 24, 2015

Il post Transfer è una sala d'attesa fredda e dall'atmosfera un po' paurosa, come lo sono quelle dei dottori quando si è bambini e qualche volta, anche da adulti. Odore di farmaci, colori neutri e un tavolino centrale con sopra qualche superfluo passatempo, che sarebbe più corretto definire fermatempo visto che le ore non ci pensano proprio a scorrere e lasciano come unica soluzione la possibilità di rifugiarsi in brevi attimi di distrazione. Istanti di dimenticanza, ecco di cosa è fatta la serenità durante questi giorni, scordare la realtà per un po' ed illudersi di condurre una vita normale. Che bell'aggettivo, normale. Ne possiamo usare tanti durante il periodo post Transfer meno questo, perché non c'è niente di regolare nella PMA. Si tratta infatti di uno stato momentaneo, una vita in modalità provvisoria che adattiamo alle nostre esigenze, facendo del nostro meglio. Fingiamo senza mentire, ci adattiamo a quella che rappresenta l'unica possibilità per esaudire il nostro sogno, lo stesso che agli altri semplicemente accade in una notte di amore sotto le stelle, dove le stelle sono solo un addobbo. Noi invece con quelle stelle ci abbiamo parlato tante volte e rivolgendoci a loro, col naso all'insù, abbiamo espresso il nostro desiderio.
Noi donne della PMA ce la mettiamo tutta per rendere accogliente quella stanza, è un dono tutto al femminile quello di far guadagnare a quattro mura il titolo di casa. Però è realmente dura, perché ogni mattina al nostro risveglio la casa è nuovamente un caos e siamo obbligate a ricominciare tutto da capo. Mettere in ordine noi stesse e dopo, prenderci cura del resto, impiegando il tempo per farlo diventare prezioso. Nessuna donna dopo anni di ricerca e attesa può vivere con totale serenità il periodo che precede il suo possibile futuro di mamma. Io ho scoperto di cavarmela piuttosto bene nell'affrontare la parte attiva del trattamento e di essere inadeguata invece alla parte dedicata all'attesa. D'altronde non si tratta di aspettare una persona qualunque, perché si aspetta - senza necessariamente essere in dolce attesa - la persona più importante del mondo: un figlio.

Il post Transfer è una stanza che possiede infinite finestre ed un'unica porta. Chiusa. Questa stanza ha di bello che è luminosa e la luce si sa, è capace di rendere migliore anche una giornata triste. La paura cresce al buio mentre la luce dà speranza, si è infatti sempre un po' più al sicuro sotto al sole. Qui dentro, nel settimo [girone] giorno dopo il trasferimento embrionale, si sente il calore che arriva da fuori. È una camera con vista questa e sembra che la visuale da qui sia davvero grandiosa. Non sono in grado di descrivere i particolari, ma so che lì fuori c'è un mondo pieno di colori e un futuro che somiglia a quello che vorrei, ma più sorprendente. La realtà ha un fascino che supera di gran lunga l'immaginazione ed ha di speciale che accade. Io però non mi sono ancora affacciata per vederla, non mi sono concessa di sbirciare alcun fotogramma del mio domani, non ci riesco. Ci sono occasioni in cui la bellezza è così forte da ferire e gli occhi non reggono lo spettacolo. Non posso guardarmi stringere quel figlio che fino ad ora ho solo visto scivolare via dalle mie braccia, non posso guardare mio figlio NE nei panni di fratello maggiore. Eppure so per certo che se mi affacciassi vedrei tutto questo, so che quelle immagini sono lì e sono possibili seppur non ancora concrete. Le infinite possibilità, porte scorrevoli che si aprono e chiudono, treni che partono senza di noi, ritardi sull'ora giusta che non sappiamo mai quale essere. È come arrivare a destinazione dopo un lungo viaggio e non poter scendere dal mezzo che ci ha condotto fin lì. Un piede dentro e uno fuori, in attesa di sapere se possiamo finalmente fermarci e dire di poter essere arrivati o essere costretti a ripartire, verso una nuova direzione o peggio ancora, ripercorrere la stessa conosciuta strada con le stesse conosciute incertezze. Essere ad un passo dal traguardo, dopo tanta fatica e non poterlo attraversare. Una prova che pretende una forza esagerata da parte di un'unica donna.
Questa stanza possiede anche alcune finestre che ci preoccupiamo di tenere sempre chiuse. Perché se da un lato, quello della luminosa speranza, è una scelta affacciarsi o meno, dall'altro quella decisione si può trasformare in ossessione. Quando l'inquietudine ci rapisce nel suo vortice, i pensieri ci costringono ad avvicinarci a quelle persiane accuratamente sprangate. Sappiamo di non dover guardarvi attraverso ed è proprio allora che l'istinto ci porta a volerlo fare, perché quello che ci neghiamo attrae, perché la lingua batte sempre sul dente che duole. Esattamente come nell'altro caso, sappiamo perfettamente quale immagine ci attenda in quel mondo oscuro, dove non batte il sole della vita. Sappiamo che in quel luogo ristagnano le nostre paure e una parte di passato, quella che fa ancora male e che forse non si risanerà mai. Un fallimento non rovina la vita, due o tre fallimenti nemmeno. Si può ancora tentare, anche se è difficile capirlo sul momento e dopo aver provato a lungo e fatto tutto il possibile, si può cambiare. Le infinite chance della vita, l'effetto sliding doors che ci porta a domandarci come sarebbe potuta andare "se" e da quella domanda proseguire, in una direzione inattesa.
Ho imparato col tempo che le alternative qualche volta sono più interessanti dei progetti precedentemente fatti, le strade secondarie sono spesso più affascinarti delle principali e qualche volta conducono ad una stessa meta. Sono di parte, lo so. Ho un figlio che non era scritto nel mio sangue, ma nel mio cuore e nel mio destino e per me questo vale molto di più. Nelle vite che non ho scelto ci deve essere stato certamente un futuro di mamma meno complicato, in ognuna delle mie vite che continuano a scorrere parallelamente, quelle che un giorno ho lasciato - per mia scelta o di qualun'altro - c'è un tipo di maternità che non conoscerò mai e che ad oggi non mi interessa nemmeno più vivere. Fino ad ora mi sono vista chiudere in faccia la porta della fertilità e più tardi, quella che mi vedeva già col mio sogno in grembo. Ma non importa, ho braccia forti e volontà sufficiente per aprirne tante altre, per correre e metterci un piede in mezzo un attimo prima che si chiudano per sempre. Una sorta d'istinto di sopravvivenza, che sostituisco momentaneamente a quello materno, perché a quello ci penserò poi.
Lunedì ne aprirò una importante di porta, quell'unica porta presente nella sala d'attesa in cui mi trovo adesso e spero con tutto il cuore che il destino si presenti a quell'appuntamento. Io sarò certamente puntuale e possibilmente pronta, qualunque cosa significhi.


I sogni sono cose da fare in grande, eppure non ci riesco. Il mio desiderio è troppo vicino e temo di vederlo ad un palmo dal mio naso, per poi scapparmi via e lasciarmi con un pugno di sabbia. Ne ho stretta tanta nella mia mano, in questi anni di vita marittima ai piedi dell'oceano. Chissà che la scelta del destino di collocarmi in un paradiso non sia stata voluta, nel tentativo di addolcire un destino ben più amaro, che continua a rendermi difficile la possibilità di creare una famiglia. Una famiglia che vorrei fosse grande, come i sopracitati sogni. L'ho vista vivere tante volte nella mia testa questa famiglia, ma ancora non sono riuscita a renderla reale. L'ho vista tante volte nella mia mente e adesso che ce l'ho ad un passo, sono completamente cieca.
Io mamma lo diventerò ancora e ancora, solo che non so quando, tantomeno come e ovviamente nemmeno di chi. Certo, nessuno lo sa, ma certe donne lo sanno un po' meno. Sono alla ricerca del figlio che sceglierà di farmi il dono di diventare tale. Sarà lui a scegliere me e non il contrario, io non farò altro che incamminarmi verso di lui e gli chiedo scusa in anticipo, se dovessi metterci tanto a farmi trovare. "Stavo provando con tutta me stessa" - gli racconterò un giorno, spiegandogli la mia ricerca dentro la ricerca di una strada adeguata, perché col senno di poi è facile trovarla o vedere un quadro con occhi differenti. È facile guardare al passato con la serenità delle cose risolte, che ricordiamo esser state difficili ma la cui bellezza ha cancellato ogni traccia di durezza o bruttura. Io sono ancora in strada e so che ne avrò molta da fare, possibilmente in due direzioni. Ho grandi progetti e so che è sciocco fare disegni adesso, perché dovrò necessariamente adattarli a quelli del destino. Così mi limito a scarabocchiare bozze di un futuro incerto, ogni volta più elaborate, ogni volta diverse. Non sono giovanissima, ma ho ancora tempo per uscire da quello che oggi mi sembra un tortuoso labirinto e trovare la mia strada, che è anche la loro, quella dei miei figli.


Intanto qui a São Paulo i giorni trascorrono, ma lo fanno in maniera lenta. Mi sembra di aver ritrovato un po' di serenità, la stessa che mi ha accompagnato per tutto il trattamento e che mi ha abbandonato sul più bello, il giorno del Transfer. Mi sento in colpa per essere stata molto nervosa, per aver discusso con mio marito e mio figlio proprio nei giorni più importanti, quelli in cui avviene l'attecchimento, quando avviene. Lo avevo letto un anno e mezzo fa che l'attecchimento occorre normalmente intorno al quarto/quinto giorno, esattamente i giorni che ho vissuto peggio. Mi vedo colpevole di un potenziale fallimento, mi sento responsabile per le mie celluline, prive di orecchie ma piene di vita.
Nessun nuovo sintomo, di certo mi sento diversa dal primo post Transfer ed è un aspetto che non trovo confortante considerato che in quell'occasione ero incinta, nonostante il seguito. Ma sappiamo che non sarà come mi sento a determinare il mio stato, come sappiamo perfettamente che qualunque cosa passi nel cervello in questi giorni non ha fondamento, né logica.



“E l’amore guardò il tempo e rise, perché sapeva di non averne bisogno. Finse di morire per un giorno, e di rifiorire alla sera, senza leggi da rispettare. Si addormentò in un angolo di cuore per un tempo che non esisteva. Fuggì senza allontanarsi, ritornò senza essere partito, il tempo moriva e lui restava.”
― Luigi Pirandello 

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24 commenti

  1. Ci sei quasi lunedì e' vicino!!il tempo si è' fermato lo so.. Non sai quanto ti capisco! Pensa che oggi ero convinta che fosse venerdì, quando mio marito mi ha detto che ero avanti di un giorno ho detto: noooo il tempo non passa più e' un incubo! Ci sei quasi io ho il verdetto venerdì prossimo.. Come vorrei che fosse una settimana memorabile per entrambe!!!

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    1. Lo sai che qualche volta vorrei che il tempo non passasse mai e mi sembra quasi di vederlo correre invece?! Questo mostra quanto è grande la mia paura, rimandare è un po' come cercare di ritardare un colpo... Chè poi sarà tale in entrambi i casi, solo che in uno sarà talmente duro da non poterlo nemmeno contemplare. Non sono pronta, ma temo che nessuno lo sia mai davvero.
      Mi auguro la stessa cosa. Una settimana di felicità, come anticipo di una vita che lo sia ancora di più, per entrambe!!

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  2. Sai dove sono??nella sala d'attesa di un laboratorio analisi.....ancora una volta buchi,ancora una volta esami ed attese!faccio esami da due anni e sembrano non finire mai....Oggi sto passando il tempo a leggere il tuo post e per poco non piango! È attesa prima è attesa dopo noi nn godiamo di romanticismi vari noi viviamo di ansie e paure...Io spero Eva che la porta di cui parli per te si apri presto e che poi da lì sará solo un crescendo di emozioni e gioie.Te lo auguro con il♡
    #latraslocata

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    1. Quei laboratori sono davvero spaventosi, anche quando diventano un'abitudine. Mi dispiace, mia cara. Spero che seguano risposte utili, che tutti quei buchi portino ad una soluzione e che per entrambe arrivi la felicità di una tanto attesa e sognata gravidanza!!
      Sii forte, anche io ci proverò.
      Un abbraccio

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  3. L'attesa è un momento davvero difficle con cui fare i conti...d'ora in avanti, tutto sarà attesa e tu saprai adattarti, piano piano a questo complesso stato mentale, che sembrerebbe richiedere donne pietra che non si fanno scalfire...ma tu, sensibile ed acuta, hai già trovato le tue strategie (d'attacco e di difesa!) e le tue risorse, scrivi, guardi, vivi, si tu sei viva ed incredibilmente reattiva in ogni parte di te dalla punta dei capelli a quella dei piedi...coraggio cara e dolcissima Eva!!! Un forte abbraccio :-)

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    1. Leggendo le tue parole mi sembra quasi di poter annullare le mie debolezze e di avere tutto quello che mi serve in questo viaggio, forza, determinazione e sensibilità. Nella pratica tutto si complica un po', tutto è meno certo e più difficile, ma tu lo sai bene!!
      Che bel dipinto mi hai fatto, lo rileggerò ogni volta che mi sembrerà di non reggere.
      Un abbraccio a te e alle tue meravigliose figlie.

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  5. Eva cara, ho impiegato un po' a finire di leggere questo post, perché alla decima riga le tue parole hanno toccato una corda, e i miei occhi si sono riempiti di lacrime, e sono rimasti così fino alla fine della lettura. Lacrime di tristezza per questa fatica grande che alcune donne devono sopportare. A volte con alcune persone sminuisco, per non farmi vedere debole. Non voglio fare la vittima. Ma cazzo invece lo siamo, siamo state sfortunate. Magari abbiamo più fortuna di altri, come dici tu, per altre cose. Tu vivi in un paradiso, e magari molti ti invidiano per questo. L'immagine di noi che raccontiamo ai nostri figli che ci abbiamo messo tanto a farci trovare, è davvero commovente, perché racchiude finalmente la felicità. Non ti sentire in colpa mai, perché è grazie a te se i tuoi figli verranno al mondo, e solo grazie a te che stanno avendo una possibilità, grazie a tutti i buchi che ti stai ancora facendo per loro. E poi dicono che la parte più dolorosa è il parto.. se vabbè... ;-)

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    1. Mi ero ripromessa di non essere troppo emotiva e di lasciar perdere i sentimenti, ma temo di non esserci riuscita molto bene.
      Lo sai meglio di me quante cose passano nella testa in questi giorni, in quella stanza ci sei anche tu. Non è vittimismo purtroppo, è la realtà che è addirittura peggio. Un giorno sorrideremo guardando al passato, ne sono certa. Oggi quei sorrisi richiedono qualche sforzo in più!!
      Quando partiriremo ricordiamoci che non siamo autorizzate a lamentarci :)

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    2. ahahaah!! hai ragione!! :-) infatti pensavo di programmare già da ora un cesareo con fortissima anestesia!! :-P

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  6. Sto litigando col correttore automatico. Forse ce la faccio.

    Il tempo prima di un appuntamento importante è un momento strano. Vorresti passasse subito. Ma vuoi anche goderti questo limbo, per paura che l'appuntamento vada male. Io ti auguro che vada bene. Con tutto il cuore!

    Lunedì io ho la prima eco di monitoraggio. Ti penserò fortissimo!

    Ps devo condividere con te questa sciocchezza che mi ha fatto molto ridere: anzichè "frutto" ho appena googlato "fritto della passione" e non mi spiegavo come mai il blog non fosse nei primi risultati.... Ci ho messo un po' a capire.

    Ti abbraccio! Forza!!!!!

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    1. Hai colto perfettamente la sensazione che provo, a riguardo del tempo. Troppo veloce e troppo lento, in entrambi i casi spaventoso.
      Speriamo che lunedì sia un giorno di buone notizie per entrambe!!
      La storia del FRITTO della passione mi ha fatto ridere e di questi tempi una risata è preziosa. Me lo segno da una parte, chissà che non mi torni comodo un giorno... :D

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  7. forza Eva, un abbraccio grande dalla Spagna!

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    1. Dalla Spagna... Che bello!!
      Un abbraccio a te, Emy.

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  8. L'attesa è la parte peggiore per chi è abituato a fare, a gestire...ma passerà in un modo o nell'altro.
    Il corpo purtroppo non dà segnali e a volte, quando li da, vogliono dire tutt'altro. Quando sono rimasta incinta di Giulia non potevo crederci. Era stato un periodo pesante, frenetico, tutt'altro che dedicato alla ricerca...e tutt'altro che sereno e riposante. Il mio corpo non dava nemmeno un segnale, avevo fatto il test tanto per...aspettandomi l'ennesimo negativo. e invece le lineette erano li. I giorni successivi credo di aver fatto tre test al giorno perchè non mi capacitavo...e non avevo mezzo sintomo standard.
    Cerca di non crucciarti per i segnali mancanti o per una discussione in più, gli ormoni sono dei gran bastardi!
    Tieni duro. Aspettiamo notizie appena sai qualche cosa mi raccomando
    (quando ho trovato il blog chiuso mi sono preoccupata da morire!!!).
    Un abbraccio
    Giorgia

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    1. Ci provo a non ascoltare il mio corpo, se solo lui tacesse e smettesse di urlare. Anche il suo silenzio fa rumore, tutto intorno è confusione.
      I medicinali che prendo sono tanti, con la PMA i sintomi ci sono, standard o no. Ormai però manca poco, la verità ha le ore contate...
      Un abbraccio a te, carissima. Manderò notizie appena possibile!!

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  9. eva, il mio viaggio inizia oggi.
    Io ti tengo la mano, non ti lascio.
    Ho vissuto il post transfer due volte quest'anno, e so di cosa parli...non ho avuto primavera, me l'hanno tolta. O meglio...l'ho posticipata. Perchè noi donne, la forza di ridisegnare il futuro, la troviamo sempre.
    abbraccio

    anna (allafinearrivamamma)

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    1. Oh Anna, non lo sapevo. Mi dispiace di essere assente e cercherò di non esserlo questa volta!!
      Ma sul blog non ci sei più? Come posso sapere di te?
      Ti abbraccio forte, con tutto l'affetto che ho.

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  10. Ciao Eva i tuoi pensieri mi trapassano il cuore.
    Il tempo scorre lento e solo chi ha percorso le strade della PMA può capirlo appieno.
    Anche se non ti conosco, ti penso tantissimo e sto incrociando tutto, anche le code dei miei cagnolini.
    Un bacio Daniela e Irene (a proposito, ti ho mandato la mail.con la nostra storia, spero tu l'abbia ricevuta)

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    1. Sono andata a controllare nello spam, perché non avevo ricevuto niente. Hai fatto bene a scrivermi qui così stanotte, durante le mie ore insonni, ho letto il tuo racconto. Una bella storia, con un bel lieto fine e una grande sorpresa, che giustamente tu chiami miracolo. Ci ho pensato spesso a quel tipo di cose, sembra che accadano solo nelle favole e invece no, ci sono persone che hanno la fortuna di viverle davvero. È confortante saperlo!!
      Grazie per il pensiero, per le parole, per l'affetto. Sei davvero cara, Daniela.
      Un abbraccio enorme a tutta la famiglia

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  11. Carissima ormai lunedì e vicino, è domani.
    Mi auguro e vi auguro una risposta positiva.
    Un abbraccio forte.
    Che la luce vi accompagni qualsiasi sia la strada.

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    1. Sì, ci siamo. In Italia è già lunedì.
      Sarà un giorno lungo e per niente facile, comunque vada!!
      Grazie di cuore.

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