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Marrakech. Quando la realtà supera l'aspettativa.

venerdì, agosto 07, 2015



Un viaggio non è solo una metà, lo sappiamo bene. Un viaggio è lo specchio di uno stato d'animo, è il risultato di vari fattori e dipende dal modo in cui viene vissuto, dalla compagnia con cui lo si affronta, dal tempo meteorologico e dal tempo che si sta vivendo nell'arco della propria vita. Io sono partita consapevole di non avere tutte le condizioni a favore e forse è stato questo il motivo di tanta sorpresa. Sono partita stringendo forte la mano dell'uomo che amo per entrare nella magia di Marrakech, la città rossa, a nord di un grande continente che conosco ancora poco: l'Africa. Una favola, è quello che mi ha fatto vivere Lui, che amo da oltre dieci anni e che lì ho scoperto di amare ancora di più. Non che ci fosse bisogno di un viaggio per confermarlo, ma bensì di intimità, quella cosa che quando arrivano i figli troppo spesso viene messa da parte.
In origine doveva essere Istanbul, ma considerato che il biglietto in quel weekend [perché ce n'era giusto uno disponibile in tutta la vacanza italiana, in cui io e mio marito ci saremmo trovati contemporaneamente in patria senza programmi precedentemente presi] costava quattro volte tanto e considerato che gli imprevisti sono una possibilità quando si viaggia lontano e oltretutto nel mezzo ci si mettono cinque viaggi ad incastro, abbiamo optato per il Marocco!!
In origine dovevamo essere in tre, la nostra piccola famiglia al completo, perché è così che preferiamo trascorrere le vacanze. Poi ci metti un viaggio che attraversa l'oceano Atlantico per arrivare in Europa, la settimana in Portogallo, il viaggio verso l'Italia e appena due giorni dopo, un viaggio in treno di nove ore per andare in Puglia, con "scalo" di un giorno nella capitale per spezzare il viaggio di ritorno, diviso tra auto e treno. Ci metti anche la preoccupazione delle nonne per questo bambino trascinato in giro per il mondo, la loro voglia di goderselo e coccolarlo, l'effettiva stanchezza di nostro figlio e la nostra di genitori soli tutto l'anno nel crescerlo ed ecco che, giustificandoti un po', ti convinci che forse quattro giorni sola con Lui, quello grande, non sono una cattiva idea. Siamo quindi partiti come da programma con Ryanair, tratta diretta e nessuno scalo, ma di tre biglietti precedentemente acquistati ne abbiamo utilizzati solo due!!

Marrakech si è presentata ai miei occhi come una sorpresa continua.
La sua atmosfera attrae l'attenzione da subito, ancor prima di entrare nel cuore della città. Il traffico frenetico, l'aria costantemente polverosa, il rosso come colore dominante a rivestire edifici e mura. 
Il nostro alloggio, il Riad Ralhaya, dalla tipica struttura che vede le camere sistemate intorno ad un cortile a cielo aperto, è situato in posizione centrale, in una delle numerosissime stradine interne ed inaspettatamente nascosto dietro una delle infinite e generalmente piccole porte intarsiate.
Quando penso al nostro riad, la prima cosa che mi torna in mente è la colazione. Considerato il pasto più importante, qui a Marrakech lo diventa davvero. Quella marocchina è una colazione da mille e una notte, succulenta, abbondante, differente, non esagero dicendo che è qualcosa di indimenticabile!!
Il Msemmen, una sorta di pancake quadrato, è stato una novità meravigliosa da gustare. Accompagnato da miele, burro o marmellata. Nel mio caso marmellata, proposta in più gusti, ma da me amata in un unico, memorabile sapore: la marmellata di fichi!!
Quella marmellata di fichi. Quella marmellata di fichi. Quella marmellata di fichi. Fermatemi dal ripetere - quella marmellata di fichi!! L'unico motivo di litigio con mio marito, al quale ho dato la colpa per non averne portato via almeno un vasetto, quando avrei voluto averne una scorta infinita, perché quella marmellata di fichi [!!] io ancora me la sogno, ancora la penso e so che non la scorderò mai. La mangiavo a cucchiaiate per la sua consistenza solida, per la presenza di frutta intera e nemmeno la consapevolezza di quanto calorica potesse essere, era sufficiente a farmi sentire in colpa, perché non può esserci colpa nel degustare quel tipo di dolcezza lì.
Poi ancora dolci di vario tipo, il pane arabo Pita. I Baghir, ovvero crêpes tonde e bucherellate di semolino, accompagnate da prosciutto e formaggio per chi predilige il salato. Uno yogurt magro fatto in casa, dal sapore così delicato da sembrare panna cotta. Caffè, latte, té, succo.
Ogni mattina era una festa per il palato, un delizioso buongiorno e dal riad si usciva rotolando, con una scorta di calorie impossibili da bruciare.



Basta mettere un piede fuori e il tempo riprende a scorrere frenetico. Lasciata la calma, il silenzio e la pace che regnano quando si chiude alle proprie spalle la porta d'ingresso del riad, ci si trova di nuovo nella vita vera, che non somiglia alla nostra italiana e neppure alla mia - ormai non più così nuova - vita brasiliana.
La Medina, ossia il centro, è il caos assoluto. La confusione fa parte del pacchetto e la logica, se c'è, io non l'ho trovata. I mezzi a due ruote sfrecciano pericolosi tra i pedoni, le biciclette e i carretti. Ci vuole un po' prima di mettere da parte l'ansia iniziale e cominciare a godere della meraviglia di quel luogo, perdendosi nella sua bellezza e lasciandosi trasportare dalla folla, che si concentra soprattutto nella grande piazza: Jemaâ el-Fna. Sovrastata dal Minareto della Moschea di Koutoubia, questo è sicuramente il punto nevralgico della città e brulica di persone. Uomini e donne con il loro DjellabaCaftano, l'abbigliamento tradizionale marocchino e mai scoperti. Nonostante ci sia molta tolleranza a Marrakech in quanto ad abbigliamento, io turista abituata ad un abbigliamento decisamente estivo e piuttosto ridotto tutto l'anno, ho cercato di adeguarmi al luogo, rispettando i loro usi e costumi. Credo sia il modo giusto per vivere un luogo in armonia, rispettando gli altri e anche noi stessi.
Questo non è stato sufficiente a fermare lo sguardo, talvolta indiscreto, degli uomini marocchini. Sapevo che i miei lunghi e lisci capelli, seppur non del tutto naturalmente chiari, avrebbero attratto l'attenzione. Gli apprezzamenti, non eccessivi ma estremamente diretti e sempre a voce alta, non sono mai mancati e sono felice di avere un marito in grado di affrontare certe situazioni con filosofia!!
Superato lo sconforto iniziale nel sentirsi gli occhi continuamente addosso, una donna straniera si sente sicuramente bella in questa città. Io di certo non dimenticherò mai di essere stata "venduta" per ottanta cammelli la prima volta, per cinquemila la seconda e, dulcis in fundo, in cambio di una gioielleria. Di fronte a quest'ultima offerta, ho visto mio marito titubare... solo un attimo per [sua] fortuna!!  



La Medina è fatta di colori, suoni e odori. Te li senti addosso mentre cammini nel Souk, il grande tradizionale mercato berbero, dove è facile perdersi, dove è uso contrattare al ribasso prezzi apparentemente esorbitanti [se si ignora il cambio!!] che vengono prima dimezzati ed infine decimati, quasi sempre. È divertente farlo i primi giorni, così come lo sono i venditori che chiamano continuamente l'attenzione. Ognuno di loro parla più lingue: l'arabo e il francese sempre, l'italiano quasi sempre e qualche volta l'inglese. Noi italiani veniamo riconosciuti da lontano, senza possibilità di erro. Solo il giorno in cui mio marito ha indossato una T-shirt con stampato la scritta "Saudade do Brasil", siamo riusciti a mandarli in confusione!!
Lo shopping a Marrakech è inevitabile, i prezzi sono accessibili e gli oggetti lavorati artigianalmente. Noi abbiamo comprato tanto, oggetti per la casa soprattutto, cercando di scegliere pezzi unici e non sempre riuscendoci. A nostro figlio abbiamo riportato una trottola, i tipici pantaloni a cavallo basso e le babouche, pantofole marocchine tradizionali che loro usano per uscire. Anche in questo caso lunga contrattazione per la scelta di numero e colore per scoprire solo una volta tornati a casa, di aver comprato due piedi sinistri in due numeri differenti. Applausi per noi!!





Jemaâ el-Fna, l'enorme piazza principale, è abitata da musicisti, acrobati, mangiafuoco ed incantatori di serpenti [non fotografabili se non a pagamento!!] e occupata da numerosi banchi alimentari dalle griglie fumanti dove comprare spiedini di carne speziata o da svariate bancarelle di frutta secca e succo di arancia. La notte i banchi si moltiplicano, dando vita ad una fiera del cibo a cielo aperto e fino a notte fonda vengono serviti piatti della cucina marocchina. In realtà noi ci abbiamo mangiato solo la prima sera ed è stata l'unica volta in cui non siamo rimasti contenti. Il cibo era scadente, il pane e l'antipasto non chiesto e portato frettolosamente ci è stato messo in conto, i dolci della bancarella accanto, i tipici bèghrirs, acquistati per sfinimento avevano un sapore che non lasciava dubbi sulla loro ormai scaduta bontà.
Fatta eccezione per questo, i pasti sono stati tutti - e dico tutti - prelibati.  




Il merito va a Lui, mio marito, che mi ha portata in luoghi nascosti e strepitosi, mi ha coccolata, aggradandomi in ogni modo. È uno dei lati che più amo in lui, la sua capacità di prendersi cura di me e di pensare a tutto. Ha scelto per noi ristoranti con viste panoramiche bellissime, è infatti dall'alto che Marrakech regala il suo punto di vista migliore. I tetti sono terrazze su una civiltà unica, che mi ha fatto innamorare e alla quale penso ancora con passione. La magia di questa città è visibile a colpo d'occhio, ma è nei posti nascosti che si trovano i tesori!!
Avere tanto tempo per noi due e non avere come unico pensiero fisso il benestare di nostro figlio, che ovviamente è rimasto costantemente nella nostra mente seppur in modo diverso, ci ha permesso di vivere a pieno questo luogo, assaporandone ogni gusto. Abbiamo giocato a fare i fidanzati e dopo tanto abbiamo avuto tempo sufficiente per vedere l'altro, senza limitarsi a guardarlo. E c'è una grande differenza.


Il cibo è stato parte di questo viaggio, dandogli il giusto sapore piccante. Un gusto presente in quasi tutti i patti marocchini, che il mio palato normalmente non gradisce e che invece stavolta ha apprezzato tantissimo. È un tipo di fuoco diverso quello che si sente in bocca e che si sposa perfettamente con le svariate ed usatissime spezie di cui ogni piatto è ricco. Il cumino è quella più usata e talvolta, abusata. 
Ho amato le Tajine di ogni tipo: vegetariane, di pollo, di carne rossa, di legumi. Idem il cous cous, in tutte le salse. Ho amato i dolci, nei mercati spesso ricoperti dalle api che ne assicurano la dolcezza e ne predicono la bontà!! Ho amato profondamente e bevuto senza limiti tè alla menta [io che non bevo tè!!], qualcosa di unico e differente, così come lo è il modo in cui viene versato, dall'alto e come se fosse in caduta libera, senza che fuoriesca mai una goccia!!
L'alcol è praticamente introvabile e comunque molto caro. Noi siamo riusciti a cenare con un bicchiere di vino solo in un bellissimo ristorante di cui, con rammarico, non ricordiamo il nome, la cui proprietaria ha vissuto per anni in Brasile e la quale ci spiegò sul momento di aver avuto la licenza per venderlo giusto il giorno prima, dopo aver pagato una consistente cifra economica. Le porzioni sono piccole, ma i sapori ricercati... mi riprometto di cercare e trovare il nome di quel locale stupendo, nascosto dietro ad una porta minuscola ed in cima ad ripida scala che porta ad una terrazza con una vista da sogno!!



Il Roti D'or è perfetto per la pausa pranzo. Il proprietario è buffissimo, ride sempre. Falafel e Shawarma deliziosi, accompagnati sempre da Hummus e altre salse,  riso, patate fritte. Il tè freddo alla menta è qualcosa di incredibilmente buono. E se lo dice che una che non beve tè!!

Anche al Souk Kafe ci abbiamo pranzato. Il locale si trova nella zona del mercato, il souk appunto ed è davvero carino. Quando ci siamo andati noi c'erano i lavori in strada, ma la bellissima terrazza mette in secondo piano la confusione iniziale e la vista è ancora una volta meravigliosa. Qui abbiamo preso un cous cous di carne e una Tajine di pollo, entrambi molto buoni. 



La Porte du Monde si trova nella Medina, in pieno centro. È sicuramente un locale turistico, con una terrazza è molto carina. Noi ci abbiamo pranzato e onestamente non lo consiglierei spassionatamente se non ci avessi mangiato una Tajine di pollo con mandorle davvero deliziosa. Per essere precisa, l'aveva ordinata lui ed io mi sono amaramente pentita di aver preso quella vegetariana, insaporita eccessivamente di cumino.

Il Bakchich Cafe è senza infamia e senza lode. Locale carino e personale giovane, a due passi dalla piazza Jemaâ el-Fna. I piatti sono buoni, i prezzi non eccessivi... il cumino invece, ancora una volta, sì!!




Le farmacie meritano un capitolo a parte. Noi, dentro ad una delle tante, ci abbiamo passato ore annusando e testando prodotti naturali di ogni genere. Qui ho scoperto qualcosa che mi ha aperto la mente di fronte ad un'idea ben radicata nella mia mente, ovvero quella che vede le persone che acquistano prodotti e intrugli considerati magici come degli emeriti idioti!!
Partendo dal presupposto che non mi ritengo tale e soprattutto non ritengo tale mio marito, anche noi siamo caduti nella trappola del prodotto miracoloso. Trappola intesa come illusione e non perché ci abbiano fregato o raggirato. Innegabile è la capacità dei marocchini nel convincerti nella veridicità di un qualcosa prima e all'acquisto dopo, ma non è dovuto solo a quello il nostro per nulla economico acquisto dell'intruglio di erbe che ci avrebbero aiutato - sicuramente - ad avere una gravidanza naturale.
Sono furbi, perché ti leggono in faccia una preoccupazione, scovando il tuo limite. Sono convincenti, perché sanno come usare le parole nel loro italiano perfetto. Sono credibili, perché ti mostrano sul loro cellulare una conversazione su WhatsApp, con tanto di documentazione fotografica, di chi ci è riuscito grazie a loro. Sono bravi, perché uscita di lì col mio vasetto magico in mano, litri di olio di Argan e il portafoglio alleggerito, per un po' ci ho creduto anche io!!
Pochi minuti dopo eravamo diretti verso il Palazzo El Badi, che sono più che altro delle rovine e sulle mura del quale abitano numerosissime cicogne, nei loro grandi nidi pieni di cuccioli. E allora come non sognare? Come non credere a segnali così evidenti? Come non cadere nella rete della speranza quando c'è il desiderio, giustificandosi con la retorica che non abbiamo niente da perdere e che tanto di soldi ne abbiamo e ne dovremo spendere tanti?
Chiaramente il miracolo non è accaduto e quella pozione è ancora lì, in virtù dei progetti di cui intendo parlare nel prossimo post e del fatto che a posteriori la fiducia va a scemare, soprattutto dopo averli sentiti parlare di possibili effetti collaterali.
I miracoli d'altronde non capitano a quelli come noi e questo è un dato di fatto!!




Anche questo episodio però, come tutto quello che ci è accaduto, che abbiamo visto, sentito, assaporato, ha fatto parte della magia di Marrakech. Una città in corsa che a me ha trasmesso tanta serenità e pace. Il tempo impazzito e furioso in strada, si ferma ogni volta che si entra in qualche luogo chiuso. Nelle strade si trova di tutto, ma è una volta attraversata una porta in legno lavorato o un arco decorato che si scopre un nuovo mondo. Lo stesso tempo che viene costantemente interrotto dalle suggestive voci dei Muezzin, che chiamano i fedeli alla preghiera.
Marrakech è amore e odio, o anche entrambi. È bellissima e stancante, elegante e modesta, sicuramente ospitale seppur riservata, economica ma godereccia. Marrakech è tutte le bellezze che possiede, ma è soprattutto uno spirito, un'emozione. 

Il Palazzo El Bahia.



La Medersa di Ali Ben Youssef



Le Tombe Saadiane.

Il giardino Majorelle, un giardino incantato dove il verde della natura si scontra col blu elettrico, chiamato appunto bleu Majorelle, della villa e delle fontane e dove è sepolto Yves Saint Laurent.



La Maison de la Photographie de Marrakechun museo abbastanza interessante. Anche se quello che io ho portato via di quel posto, è la vista che regala la terrazza panoramica.





L'unica gita fuori porta l'abbiamo fatta ad Essaouira, che dista circa tre ore da Marrakech. Ci siamo andati in autobus, con un gruppo organizzato ma senza guida. A noi è andato bene così, amiamo essere liberi di scegliere anche durante le escursioni.
Famosa soprattutto per il windsurf, questa cittadina presenta una bella Medina. Le case hanno colori tipici mediterranei, bianco e blu e i negozi sono numerosi. Il Forte vale la pena essere visitato, per ammirare differenti punti di vista dai bastioni e guardare la città attraverso il buco dove io e altri milioni di turisti abbiamo fatto la foto.
E poi, l'oceano Atlantico. Ancora e sempre lui, ancora una volta diverso da quello della mia città, Porto Seguro e anche da quello Portoghese, nei pressi della capitale. Il suo odore è differente e anche il suo tocco, una brezza incessante e decisa alla quale i numerosissimi gabbiani si appoggiano per sfruttare la corrente.
Il deserto invece lo abbiamo lasciato per il prossimo viaggio, tenendo così una porta aperta.


Ho lasciato Marrakech a malincuore. Quando me ne vado con questo stato d'animo, è quando so di aver amato un luogo. Ma tutto ha una fine e i viaggi ce lo insegnano ogni volta.
Conoscere per poi lasciare, andarsene. Salutare con la mano e andare via sapendo di aver seminato ancora, di aver lasciato un pezzetto di noi sparso nel mondo. E non è poca cosa.


“In Marocco il mare e il deserto si sono intrecciati in un vortice di domande, e nessuno è in grado di svelarne il significato molteplice, devastante, impossibile… Ma i pittori marocchini sanno che il mare che hanno scelto non è quello dei marinai e dei pirati. E’ il mare che esce dal blu, dal colore blu lavorato dall’artista. E’ il mare interiore, quello che ogni artista porta dentro, quello che immagina che vuole liberare, rendere visibile…"
[Tahar Ben Jalloun - Marocco]


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16 commenti

  1. Bentornata eva. Le mie parole non riescono ad esprimere ciò che il tuo blog rappresenta per me.
    Grazie

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    1. Sono io che ringrazio te. Per le parole e soprattutto, per esserci.

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  2. Non homai pensato di visitare l Marocco,mai, ma questo tuo post mi ha molto colpito e avrei voluto esser lì con te per vederlo attraverso il tuoi occhi, mi sarebbe piaciuto

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    1. Io personalmente lo consiglio, a me è piaciuto davvero tanto!!
      Un abbraccio, carissima.

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  3. Senti, ogni volta che leggo un tuo post in cui parli di viaggi, io in quel posto ci voglio andare, SUBITO! E va bene Lisboa che ci sono già stata ma il Marocco no... è troppo!
    Stupende le foto, belli voi e bello il vostro sostenervi a vicenda, e bello il tempo che vi siete ricavati lontano da tutto e da tutti... e bello questo viaggio che vi ha fatto scoprire un altro nuovo mondo insieme!

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    1. Sei un amore, Sabina!!
      Marrakech non era una meta che ambivo particolarmente, ma dopo esserci stata mi sento davvero di consigliarla...

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  4. Ci siamo stati anche noi
    E anche per noi è stato uno specchio per le nostre anime e una meraviglia
    Ti mando una foto
    Ti Bacio cara Eva
    Avanti tutta :)

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    1. Non mi meraviglia affatto che quella città abbia avuto lo stesso impatto su di te, la sua atmosfera è unica e magica.
      Foto ricevute... E che splendore i tuoi figli!!
      Ti abbraccio forte, mia cara.

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  5. Mi hai lasciato senza parole... Il tuo racconto di viaggio e le tue fotografie sono così vere e intense che per un attimo mi è sembrato di trovarmi al vostro fianco a passeggiare nella Medina con gli occhi pieni di colore e il naso di profumi.
    Il Marocco è una di quelle mete che da tempo vorremmo fare, ma quando torniamo dalle vacanze siamo così desiderosi di Italia e soprattutto stanchi di paesi arabi che preferiamo altre mete.
    Bellissimo veramente!!!

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    1. Lo capisco assolutamente!! Anche noi mettiamo in secondo piano tantissime mete potenziali da questa parte di mondo, pur di tornare in patria. Poi quando sono là mi ritrovo ancora a scappare... ma questa è un'altra storia :)
      In ogni caso, anche io prediligo visitare città diverse da quella in cui abito e quindi di preferenza scelgo città grandi e moderne!! Marrakech però ha rappresentato una piacevole eccezione, che col senno di poi posso dire essere stata la scelta giusta!!
      Un abbraccio.

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  6. Bellissimo post, sembra davvero di percorrere quelle strade e vedere quei posti insieme a voi!

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    1. Grazie mille, cara!! Questa città me la porto dentro.

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  7. Anche noi vorremmo andarci al più presto!
    Una meta che attira soprattutto mio marito, ma che anche io sono molto curiosa di vedere.
    Istanbul, invece, l'abbiamo già visitata ed è veramente meravigliosa con le sue moschee, il suq e il richiamo dei muezzin, in parte araba ed, in parte, fortemente europea. Una città, bagnata dalle acque del fiume Bosforo, che sa stupire e meravigliare e che ha un'atmosfera tutta speciale, come tutta la Turchia che vale sicuramente un viaggio on the road, tra le antiche rovine greco-romane ed i paesaggi da fiaba della Cappadocia!
    Grazie x questo assaggio di Marocco che ci hai regalato!
    Elisabetta

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    1. Andateci, andateci, andateci. Merita veramente!!
      Con poche parole hai rinnovato la mia voglia di conoscere Istanbul... Spero di poterlo fare, anche se non troppo presto ;)
      Un abbraccio

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  8. Cara Eva come sempre con le tue parole mi fai sognare ...
    Il Marocco non mi era mai interessato particolarmente , ci sono altre mete che desidero raggiungere di più , ma quando l'anno scorso sono stata all'Expo e ho visto il loro padiglione ... I colori , gli odori e i sapori mi avevano conquistata , poi le sensazioni si sono sopite fino ad oggi quando ho letto il tuo post.... Tutto è tornato a travolgermi ed è arrivata un'improvvisa voglia di partire ... Peccato che questo non sia il momento per visitare questi luoghi ...

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