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Le vite degli altri

martedì, luglio 16, 2013

In Brasile è cominciata, ancora una volta, l'alta stagione. Le vacanze invernali!!
Buffa cosa pensare a questa stagione, quando ci sono trenta gradi, il sole splende e il paesaggio non differisce in niente da quello tipicamente estivo. La città comincia a riempirsi di turisti, il lavoro diventa frenetico e il nostro condominio prende vita. Si anima. Coppie, famiglie, gruppi di amici, ognuno con le loro vite, ognuno con la propria storia, ognuno con le proprie radici, abbandonate momentaneamente in qualche parte del mondo.
I nostri clienti sono per lo più brasiliani, diversi argentini e qualche uruguaiano. La maggior parte di questi, arriva dopo interminabili viaggi in auto. Spesso si parla di mille, duemila chilometri, tragitti impressionanti se si pensa che l'Italia, da nord a sud, ne copre circa mille e trecento.
Ma non sono mancate presenze, giunte da molto più lontano. Finlandesi, olandesi, irlandesi, francesi, portoghesi e italiani, ovviamente. Questi ultimi arrivati in aereo, per fortuna!!
Qualcuno non lascia trasparire niente di sé e della propria esistenza. Qualcuno si racconta con naturalezza, come è successo nel caso delle adozioni, di cui ho parlato in questo post. Altri dicono molto, senza aprire bocca.
Ci sono state famiglie tradizionali, coppie di etnie differenti, coppie omosessuali, famiglie allargate. Ci sono stati uomini soli. Donne single, con prole al seguito. Coppie anziane. Coppie giovani. Gruppi di amici e amiche.

Alcune persone continuiamo a portarle nel cuore. Indimenticabili, come le pagine di un libro che abbiamo letto e riletto, fino ad imprimerne le parole. Indelebili nella memoria.
Un esempio, è una famiglia arrivata da molto lontano e rimasta con noi per un lungo periodo. Lui nordeuropeo, lei sudamericana. Due figlie meravigliose, quanto problematiche. La piccola, per un problema dovuto al suo cuoricino difettoso. La maggiore [nonostante avesse solo sette anni],  per disturbi legati all'alimentazione.
Una famiglia unita, una coppia innamorata. Il sorriso e la dolcezza sempre presenti sul loro volto, nonostante ogni mattina il loro appartamento rimanesse chiuso per ore e le urla delle piccole rimbombassero in tutto il villaggio. Forse è stato questo il motivo che ha portato quel padre, arrivato dal freddo e preoccupato per il futuro dei suoi gioielli più preziosi, ad aprirsi con un altro uomo, mio marito, raccontando di quanto sia difficile il quotidiano per loro!!
Tengo stretto nel mio cuore anche V., un bambino brasiliano della stessa età del mio N.E.
Abbiamo ospitato questa famiglia, la prima volta, ad ottobre dell'anno passato. I bambini avevano undici mesi e all'epoca mio figlio non camminava ancora, ma si reggeva bene sulle gambe, cosa che invece V., sembrava non aver intenzione di fare. Ma era presto e si sa, ogni bambino ha i suoi tempi. La seconda volta è stato quando i bambini avevano passato l'anno di età. N.E. era alle prese con i suoi primi passi, in solitaria, V. non appoggiava ancora i piedini in terra. La terza e attualmente ultima volta, risale a pochi mesi fa. L'andatura di mio figlio ormai era diventata disinvolta, la situazione di V. invece, non era cambiata.
Abbiamo parlato a lungo con quei genitori e non posso dimenticare il loro sguardo preoccupato, mentre guardano mio figlio giocare, stringendo il proprio tra le braccia.
Noi li aspettiamo, ancora una volta, con la speranza che in quell'occasione, V. possa correre insieme a nostro figlio, spensierato come un bimbo di quell'età dovrebbe essere.
Ricordo bene anche una ragazza, minuta e molto carina. La sua felicità nel sapere, pochi giorni dopo il suo arrivo, di essere diventata zia. Ricordo anche, purtroppo, il panico di qualche ora dopo, nello scoprire che il suo nipotino necessitava di un intervento urgente, legato a problemi col battito cardiaco. Il panico, le lacrime, le telefonate e la partenza improvvisa. E la notizia arrivata in seguito, che tutto era andato bene. Il mio sorriso. La sensazione di pace e speranza.

Strano come siano, quasi sempre, le storie più infelici a rimanere impresse. Le uniche che sembrano degne di essere condivise. Nessuno mai racconta la propria felicità, se non quella arrivata dopo un grande dolore.
"Dimenticare il dolore è difficilissimo, ma ricordare la dolcezza lo è ancora di più. La felicità non ci lascia cicatrici da mostrare. Dalla quiete impariamo così poco." scrive Palahniuk.

Poi ci sono altri tipi di ricordi. Alcuni quasi surreali.
Come quelli legati ad una famiglia che telefonicamente, prima dell'arrivo, era stata un pò petulante. Ci avevano riempito di domande, di ogni genere, come fosse la loro prima vacanza. Solo più tardi abbiamo scoperto che, effettivamente, era proprio così. Persone adulte, che non si erano mai allontanate non solo dalla propria città natale, ma anche dalla loro casa.
Indimenticabile è la coppia col "figlio-miracolo" e i genitori di lei!! Nemmeno il tempo di arrivare e già ci avevano chiarito che, il loro neonato, era arrivato dopo anni di ricerca e che rappresentava un vero e proprio dono dal cielo.
Se da una parte posso capire in pieno l'attesa, il dolore e anche l'apprensione dell'essere genitore, dall'altra trovai all'epoca e trovo, ancora oggi, ossessivo il loro comportamento. Passi il fatto che si erano portati dietro tutta la casa, pareti e tetto esclusi. Passi il fatto che questo figlio-miracolo nessuno lo ha mai visto, se non coperto e nascosto dalle braccia della madre. Passi il fatto che questo figlio-miracolo non è mai uscito di casa. Passi il fatto che le porte dovevano ASSOLUTAMENTE rimanere chiuse per i colpi di vento, nonostante ci fossero oltre trenta gradi. Passi il fatto che vedere quattro persone perdere la testa, perché il bambino piange [è un neonato, i neonati piangono a volte... glielo dite voi??!!]. Passi che, ovviamente, io non posso capire, essendo SOLO una mamma adottiva. Passi tutto il resto, ma anche no. Perché io questo tipo di miracolo non lo conosco e forse non lo conoscerò mai [i miracoli della scienza contano??], ma se dovessi diventare così... per favore, picchiatemi forte. Fino a farmi rinsavire. Grazie.
Morale della favola. Il figlio-miracolo, nonostante l'innaturale campana di vetro, ha avuto un leggero sfogo nel viso e dopo essere andati in ospedale ottocentocinquanta volte nel giro di un giorno, hanno deciso di tornare a casa, affrontando sedici ore di viaggio in macchina. Decisione sensata, direi!!
Un episodio un pò squallido invece, è legato ad un uomo e alla sua doppia vita.
Arrivato nel nostro condominio, la prima volta, con moglie, figli e suocera a seguito e ripresentatosi, mesi dopo, alle cinque di mattina, evidentemente ubriaco. A conferma, la bottiglia di whisky che portava con se e l'insistente tentativo di offrirla a mio marito, che non solo era stato svegliato da questo inaspettato arrivo, ma che non ha apprezzato nemmeno il fatto che, quest'uomo, si fosse presentato in quello stato con una donna, che non somigliava nemmeno lontanamente alla moglie.
La sua famiglia è tornata mesi dopo. Lui no, causa lavoro, ci hanno detto.
Un uomo triste e una moglie sfortunata. Ma come si dice... chi si fa gli affari suoi, campa cent'anni!!
Tra i pochi italiani ospitati, ricordo una coppia alquanto bizzarra.
Lui, un cuoco di quasi settanta anni, lei una ragazza con ancora qualche anno davanti, prima di toccare i trenta. Una mora vistosa, con abiti succinti dai colori sgargianti, un trucco pesante, almeno quanto il suo accento.
In questo caso è facile tirare le somme e insieme al risultato, sparare giudizi.
Poi un invito a cena. Un primo piatto, di quelli che solo in Italia sappiamo fare. Due persone educate, gentili, ospitali. Una ragazza dolcissima, con me e col mio bambino.
Lei che mentre aiuta il suo amore, perché lo ama davvero, mi racconta senza entrare nei dettagli di un problema alle ovaie. Mi domanda se in Brasile ci sono strutture valide per fare l'inseminazione artificiale [oddio, che ce l'ho scritto in faccia??!!] e del suo desiderio di congelare i suoi ovuli, per non precludersi la possibilità di diventare madre, un giorno.
Ed io che imparo, ancora una volta, che giudicare è la cosa più stupida che si possa fare, nonostante sia inevitabile, a volte.
Ricordo anche due coppie di amici, una molto giovane, l'altra un pò meno e una quinta presenza: la cachaça [=bevanda alcolica tipica brasiliana]. Mio marito che viene fermato continuamente per un bicchierino, che per educazione beve, fino a quando è costretto a nascondersi, per non ubriacarsi del tutto!! E sempre mio marito, che chiede se i ragazzi giovani sono i loro figli e invece - no, sono solo amici - quindi lode all'alcol, che rende le figuracce un pò meno tali.
Proprio ieri è arrivata una famiglia. Lei, una mamma brasiliana di trentasei anni. Non ha mai visto il mare e questa è la sua prima volta.
E poi ancora, la famiglia con due piccole gemelle e gli ovetti attaccati al posto dell'amaca, utilizzando i ganci disponibili. La signora vestita da ciclista, senza bici. Il dentista/fotografo, che fa foto orribili e non risponde mai al telefono, per paura che sia "una" delle sue donne, che lo cerca. Gli innumerevoli clienti che nascondono la presenza del proprio cane, quando qui invece, i cani sono ammessi!!

Altro capitolo, è quello delle domande assurde.
#1 "Che tempo farà quel giorno??"
Quando, quel giorno, è proiettato in un futuro decisamente lontano. Che, indicativamente, lo possiamo anche sapere, certo. Ma quando ci chiedono se pioverà in quel preciso weekend, ad esempio, capite bene che la questione si complica un bel pò!!
#2 "Sarà pulito il mare??"
Sempre in un determinato periodo dell'anno.  Ancora peggio!!
#3 "Il vostro condominio è favoloso. Sapete consigliarci una struttura simile??"
... - Come scusi?? Può ripetere la domanda??
#4 "Posso portare la macchina davanti all'appartamento, per scaricare le valige??"
Quando il vialetto è evidentemente pedonale, con una larghezza di un metro circa e lui ha un Suv, ottantasei posti, quarantasei ruote motrici e dal cancellino d'ingresso non ci passa nemmeno una smart... - No, mi dipiace, non è proprio possibile!!
#5 "Possiamo pagare dopo??"
Tutto bene... se non fosse che, il dopo dei brasiliani, è talmente dilatato nel tempo, che può significare tra poche ore, domani, a fine vacanza e se non stiamo attenti, anche mai!!

Tra battute e beghe, qui non ci si annoia mai. 
Guardo passare queste persone. Le loro vite, in quell'attimo di spensieratezza che chiamiamo vacanze. Arrivano e se ne vanno. Qualcuno lascia un pezzetto, che io raccolgo e metto via. Altre tornano da dove sono venute, senza quasi percepirlo.
Accolgo un sorriso, uno sguardo, un saluto. Una stretta di mano, un abbraccio e qualche benedizione, perché ci prendiamo anche queste. Ascolto le urla di un bambino, che domani sarà un adulto. Le urla di un adulto, che in piscina, torna ad essere bambino. Qualcuno si agghinda di prima mattina, qualcun'altro indossa il costume fino a tarda sera. Dagli appartamenti esce odore di cibo. A volte musica. Tutti discutono. Parole, borbottii, concetti espressi. Quanto parliamo noi esseri umani.
Dove andranno a finire tutte queste frasi?? - mi domando, senza cercare risposta.
Ogni casa emana luce, la sera. Il condominio brilla. Mi piace la confusione, mi piace sentire queste presenze.
Ad ogni incontro decido se sono fortunata o non lo sono. La maggior parte delle volte lo sono, decisamente. Faccio tesoro di ogni incontro, di quello che mi viene offerto. Poco o tanto, non fa differenza.

Non sto scrivendo molto sul blog, eppure non ho mai scritto così tanto.
Scrivo una storia. Una tra tante.
Scrivo di una vita. Una tra tante.
Circondata dalle vite degli altri, la rivivo. Quell'unica tra tante. E, pezzo per pezzo, provo a metterla nero su bianco. 




"La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla."
[Gabriel García Márquez]

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18 commenti

  1. Quanta vita che ti passa davanti! Bello, anche se faticoso quello che fai.
    Quindi se andiamo in Brasile dalle tue parti possiamo contare su di te? Wow!

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    1. "Quella lì è la locanda Almayer, un luogo di niente, un luogo di vita. Imparerà ad essere un ricordo, e a vivere come tale – c’è profumo di salsedine nell’aria: l’oceano mare che cancella, disfa, ricostruisce, ama."

      Io la conosco tramite Baricco. E qui, come lì, di storie ne vengono custodite tante :)

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  3. Che belle storie, mi piace il soffermarti su ogmuma di loro.
    La foto finale mi ha lasciato a bocca aperta.

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    1. E quante altre ce ne sarebbero da raccontare...
      Visto che tramonto di fuoco?!! Impressionante.

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  4. Che posto splendido!! E quante persone passate di lì...
    sei stata così eloquente che non ci sono poi tante cose da dire per commentare!!

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    1. Sono passate davvero tante vite e quante ancora ne passeranno!!
      Grazie Nina cara.

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  5. Non sapevo quale fosse il vostro lavoro lì in Brasile...che bello! Ora vado a leggermi un altro po' di post vecchi allora! Bello veder passare tante vite, anche a me è venuto in mente "Oceano mare", uno dei miei libri preferiti

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    1. Sì, è un bel lavoro!! Non ci si annoia mai.
      E' anche uno dei miei libri preferiti, in assoluto!! :)

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  6. A volte (spesso) il tuo blog è troppo faticoso per me, quella fatica profonda sensibile, che "attorciglia" lo stomaco.
    Mi prende alla gola, alle spalle, immagino sguardi, profumi, odori, sorrisi, lacrime ... Trovo un’ulteriore dimensione nelle tue parole, una dimensione che mi appartiene.
    Coelho scriveva: “Non dobbiamo mai giudicare la vita degli altri, perché ciascuno conosce il proprio dolore e la propria rinuncia. Una cosa è pensare di essere sulla strada giusta, ma tutt'altra è credere che la tua strada sia l'unica.”
    Ah dimenticavo, grazie.

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    1. A me piacciono tanto i tuoi commenti, che sono altrettanto profondi.
      E le citazioni che mi proponi, pane per i miei denti.
      Grazie a te, per le belle parole. Per esserci.

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    2. Ci sono, ora mi sono anche unito con google friend connect. E non ti perdo. Un abbraccio

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