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Mamma

martedì, luglio 03, 2012

3 LUGLIO 2012.
Il giorno più incredibile della mia vita. Il giorno in cui divento mamma.



Questo meraviglioso giorno cambia la mia storia, per la prima volta in maniera definitiva e nel modo più bello che ci sia.
Oggi e per sempre sono mamma. Senza avere il
tempo di realizzare, senza aver modo di rendermi conto della grandezza di ciò che mi sta accadendo, mi ritrovo nel giro di pochi minuti madre. 
Mamma del mio bambino meraviglioso. Figlio voluto, desiderato, cercato e amato dal primo istante. 
Non ho avuto nove mesi per prepararmi fisicamente, né tantomeno mentalmente. Siamo impreparati, agitati e pazzi di felicità.
Piccole tappe hanno anticipato la nostra vita insieme. La prima risale al 25 Febbraio, giorno in cui per la prima volta ci siamo incontrati. Non ci siamo toccati quel giorno, non ero pronta ancora e la paura di un'altra ferita era più forte di tutto. Lasciarsi andare a volte è un rischio troppo grande e la paura di soffrire, di sperare nell'impossibile, un ostacolo enorme.
Ma certe cose accadono e basta, senza poter minimamente immaginare le conseguenze. E quando una cosa importante c'è, c'è dentro intendo, è lì che rimane. E lui da quel giorno c'è stato, in ogni istante.
Sono passate le settimane e l'adozione da un'idea è passata ad essere realtà.
Il 14 aprile ci siamo rivis
ti e questa volta è stato tutto diverso. Abbiamo passato del tempo insieme, ci siamo conosciuti un pò, ci siamo studiati ed è stato quello il momento in cui mi sono innamorata follemente di mio figlio.
Io sapevo dal primo is
tante che era lui, ma non potevo ancora sapere che lo sarebbe diventato davvero. Potevo solo sperare.
La terza volta in cui ci siamo visti è oggi. Il giorno più stravagante ed emozionante: è un modo diverso quello che ho vissuto io per diventare mamma.
Ma è la mia vi
ta stessa ad essere differente, le mie scelte lo sono sempre state ed è tutto assolutamente perfetto!!!

Questa mattina ci siamo svegliati molto presto, dopo esserci addormentati molto tardi. Abbiamo sfruttato la mattina per comprare il necessario per l'arrivo di E. Il necessario che non è mai sufficiente, il possibile che non è mai abbastanza. Non sappiamo quanto sia cresciuto, non sappiamo che taglia veste, non sappiamo le sue abitudini, i suoi bisogni. Siamo inesperti, ma ci diamo da fare.
Ore passate in negozi insoddisfacenti: amo questo paese, ma questa è una di quelle volte in cui vorrei fare un salto a casa per riempire una valigia e tornare!!! Poco tempo, poca scelta e poca esperienza sono un pessimo mix, ma noi siamo arrivati all'ora di pranzo pieni di sacchetti di ogni genere, inidice di vittoria.
Mezzogiorno e ancora nessuna notizia. Un tempo infinito sommato ai quattro giorni  passati nell'attesa, decisamente troppi per avere ancora pazienza.
Ci mettiamo in azione, come al solito. Chiamiamo la psicologa che non ci è di aiuto. Andiamo in tribunale e fissiamo di tornare alle 14,30 per andare a prendere E., insieme ad una giovane psicologa, Elaine. Fortunatamente il giudice ha firmato il documento per la "guarda provisória" [affidamento provvisorio] che ci viene rilasciato insieme al certificato di nascita e partiamo per Eunapòlis, città dove si trova quella che è stata la casa di nostro figlio per otto mesi.
Un'ora di viaggio, un tempo lunghissimo vissuto a metà per la presenza di una terza persona che di lavora analizza e giudica e che non ha niente a che fare con la nostra emozione. Poche parole e tanta agitazione nel percorrere la via che porta a nostro figlio. Sono in travaglio e mi preparo ad un parto sicuramente meno doloroso, ma senza dubbio più bizzarro.
Nostro figlio ci aspetta e mentre lo dico continuo a meravigliarmi, piena di eccitazione.
Arriviamo da Irmã Teresinha alle 16,45. Questa piccola e gentile suora dal cuore enorme si prende cura da tutta la vita di bambini come il mio: abbandonati, orfani e anche quelli che una famiglia ce l'hanno, ma che hanno bisogno di cure.
Ci accoglie col suo consueto abbraccio, dice di essere felice di sapere che siamo noi i futuri genitori di E., si sente sollevata. E' stata avvertita pochi minuti prima del nostro arrivo e l'emozione è forte.
Ci accomodiamo nel suo ufficio... e io di quel momento che precede l'arrivo di E. non ricordo molto. Ricordo che c'ero, seduta e ricordo la confusione dentro la mia testa. La quiete prima della tempesta.
Mi domandavo se l'avrei trovato cambiato, se avrei sentito la stessa emozione, se quel senso di appartenenza sarebbe stato ancora una volta forte e dominante.
Roberto mi guarda, sorridiamo, ci diamo forza attraverso gli occhi. Non ci serve altro.
E poi eccolo. Piccolo, magro e incredibilmente bello. Ecco nostro figlio che entra in quella stanza e nella nostra vita.
Lui è il senso di tutte le milioni di strade che abbiamo percorso fino ad oggi.
Indossa abiti semplici, scordinati. Lo prendo in braccio io questa volta. Mi guarda serio, col dito in bocca. Non sta seduto da solo, ma adesso non è momento di preoccupazioni. Lo abbraccio, lo bacio e così fa il babbo, emozionato. Ci lasciano soli, ma quasi non parliamo. Ci chiediamo conferma su come stiamo, sull'aspettativa. Siamo felici, ma ancora troppo sconvolti per rendercene conto.
Qualche informazione sul bambino, il libretto di salute e siamo pronti per ripartire, per andare a casa.
Irmã Teresinha lo porta fino alla macchina, una vita passando per momenti come questo non le risparmiano lacrime nel momento di lasciarlo. Conoscere una sensazione non evita di riprovarla ogni volta che si ripresenta.
Il viaggio di ritorno è se possibile ancora più silenzioso. Ognuno con il suo mondo dentro.
Io continuo ad abbracciare mio figlio, lo guardo e così fa lui, silenzioso, attento e increbidilmente calmo.
Arriviamo a casa e mai questo nome è stato più vero. Casa.
Siamo una famiglia, da ora in avanti.

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8 commenti

  1. Leggerti mi emoziona sempre. Grazie.

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  2. Emozionante, così vero e così bello :) grazie

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  3. Che bello finire oggi nel tuo blog e scoprire che è il compleanno di tuo figlio!Tanti auguri!Ti seguirò con piacere.

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    1. Ti ringrazio!!
      In realtà non è il suo compleanno. Quando è arrivato a casa il mio bambino, un anno fa, aveva quasi otto mesi. Ma è comunque un giorno di festa, quindi è un pò come se lo fosse :)

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    2. Sai, dopo aver scritto questo commento ho letto gli altri post ed ho capito di esseri sbagliata sul compleanno.E' davvero bello il tuo blog, emozionante.Il piccolo è bellissimo :)

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