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Tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare.

sabato, marzo 17, 2012

Che la vita sia basata su continue scelte da prendere é cosa ormai nota. Il fatto che ogni decisione difficile sia seguita da altrettante decisioni difficili, anche.
Queste parole puzzano di retorica, ma sfido chiunque ad affermare il contrario.
Che poi tra gli ostacoli ci sia di mezzo l´entusiasmo, la passione, la forza, l´emozione, l´amore... bé, questa é tutta un´altra storia.
Arrivando al punto: ci siamo. E non mi vengono altre parole per definirci in questo momento.
Ci siamo. Siamo qui. Noi, i documenti pronti, alcune delle tante domande risolte, le idee chiare (oddio, chiare forse non é proprio l´aggettivo giusto) e le sopracitate decisioni finalmente prese.
In Italia probabilmente ci aspetterebbe un percorso diverso. In Italia l´Adozione Internazionale vince dieci a uno su quella Nazionale, in Italia i tempi di attesa sono decisamente piú lunghi, in Italia generalmente ti affidi ad un ente che ti guida durante tutto il percorso e piú di tutto, in Italia ci sono coppie che desiderano diventare genitori, mentre qui, in Brasile, ci sono un numero spaventoso di bambini, che hanno bisogno di una famiglia. E la differenza é immensa.
Le statistiche parlano, i numeri anche.

Gli italiani che adottano al giorno d'oggi hanno una media d'età di 40 anni, sia per le donne che per gli uomini. [ http://www.commissioneadozioni.it/media/97053/d&p_1_2011.pdf ]
E non può non saltare agli occhi che l'adozione venga vista come l'ultima spiaggia, l'ultima possibilità di creare una famiglia, l'ultima strada da percorrere dopo anni passati tra cliniche di riproduzione assistita, frustrazioni e delusioni.
Sono i fatti a parlare. Fatti che mi aiutano a prendere una decisione consapevole, in un'età giovane rispetto alla maggioranza, prematuramente rispetto alla norma. Un percorso anomalo il nostro, che va in senso contrario.
Un'altra grande discordanza tra Italia e Brasile si vede anche nella scelta del profilo del bambino. Nel paese in cui vivo è possibile scegliere un sacco di cose e non nego che se da una parte è bellissimo che una coppia abbia la possibilità di decidere le caratteristiche che più sentono vicino al loro modo di essere, dall'altra questo stile "lista della spesa" è davvero bizzarro, oltre che rappresentare l'ennesima decisione ardua da prendere in un mare di punti interrogativi.
Ci viene chiesto di scegliere, tra le altre cose, l'età, il sesso, lo stato "brasileiro" di provenienza, il COLORE, lo stato di salute di quello che poi sarà nostro figlio. E' inquietante detto così, lo so. E' come creare un bambolotto pezzo per pezzo, escludere un potenziale figlio solo perchè non rientra nella descrizione, disegnare su carta a proprio gusto e piacimento il proprio bambino.
Anche qui statistiche e numeri dicono la loro: attraverso l'Adozione Nazionale brasiliana le chance per un bambino con la pelle di un colore che non sia bianca sono davvero basse. Che poi in Brasile si può vedere la più grande varietà di gradazioni di pelle ed è davvero assurdo che ci sia questa forma di razzismo... perchè non ha altro nome quello di cui stiamo parlando: Razzismo.
Perchè le possibilità di un maschio nero, pardo (mulatto), asiatico o indigeno di essere scelto, di trovare una famiglia, sono quasi nulle. [ http://economix.blogs.nytimes.com/2010/01/25/black-babies-boys-less-likely-to-be-adopted/ ]
Le femmine hanno la precedenza. Le femmine bianche hanno la precendenza. Le femmine bianche fino ad un anno di età hanno la precedenza. Le femmine bianche fino ad un anno di età in buona salute hanno la precedenza.
Il resto, gli altri, i non desiderati... aspettano. Molto spesso invano. Passa il tempo e diventa troppo tardi.
E allora, mi dico, siamo davvero fortunati a desiderare il nostro piccolo cioccolatino. Il nostro maschietto dalla pelle scura. Siamo fortunati, perchè nel nostro immaginario ideale è proprio così che vediamo il nostro primogenito.
La realtà è questa. Questi sono i fatti. Perchè oggi è la giornata della retorica e tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare.


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